Parrocchia Beata Maria Vergine Assunta in Cielo
Nel centro storico di Ciciliano, la parrocchiale dell'Assunta raccoglie storia religiosa, memoria civica e patrimonio artistico locale.
La parrocchiale dell'Assunta
Non è soltanto un edificio di culto: è uno dei luoghi in cui la storia del borgo, la committenza locale, le trasformazioni liturgiche e la memoria artistica di Ciciliano si leggono insieme.
- Costi
- Non sono previsti costi
- Orario
- Aperta in orario diurno
Un centro religioso nel cuore del paese
La Chiesa della Beata Maria Vergine Assunta è la parrocchiale di Ciciliano, nella città metropolitana di Roma Capitale. Dedicata a Maria Assunta e appartenente alla diocesi di Tivoli, fa parte della quarta vicaria e conserva una funzione che è insieme religiosa, civile e identitaria.
Le diverse fonti che raccontano il luogo guardano alla chiesa da prospettive complementari: la storia del borgo, la vicenda edilizia, la lettura architettonica, gli arredi, le opere d'arte e l'uso quotidiano della comunità. La pagina le riordina in un unico percorso, dal territorio alla visita.
Il borgo prima della chiesa attuale
La storia della parrocchiale si comprende dentro quella più ampia di Ciciliano. Già nel 1052 il borgo risulta tra le pertinenze dell'abbazia di Santa Scolastica di Subiaco, come ricorda una lapide fatta realizzare dall'abate Umberto. La nascita del paese tra XI e XII secolo viene collegata alla presenza benedettina sublacense.
Prima dell'Assunta, la funzione parrocchiale fu legata a San Erasmo, chiesa baronale fondata dai benedettini. Sconsacrata nel 1605, fu poi riutilizzata come granaio e in seguito come stallone; l'edificio è ancora riconoscibile accanto alla torre circolare del castello.
La precedente chiesa di Santa Maria, ricordata nel XIV secolo e legata al presbitero Bonohomine de Monte nel 1357, viene identificata con l'edificio sottostante con archetti gotici in via Marconi, localmente detta la selciata. L'attuale parrocchiale nasce quindi su una storia religiosa stratificata, non come episodio isolato.
La nuova fabbrica dell'Assunta
Nel 1795 iniziò la costruzione della chiesa attuale, affidata a maestranze laziali e impostata con dimensioni maggiori rispetto alla precedente parrocchiale. L'iscrizione sopra il portale ricorda proprio l'avvio dell'edificio nel 1795; il completamento viene collocato, con ogni probabilità, nel 1818.
La nuova chiesa fu realizzata in posizione più avanzata ed elevata rispetto alla precedente Santa Maria. Il cantiere richiese un notevole impegno finanziario e molto lavoro volontario della popolazione, in una fase in cui il paese guardava anche alla chiesa della Madonna della Palla, progettata da Gerolamo Theodoli ed edificata nel 1759 al centro della piazza.
Nel 1867 papa Pio IX consacrò l'intero bene. Da quel momento la parrocchiale continuò a cambiare insieme alla comunità: i dipinti murali furono ritoccati nel 1951, nel 1986 un intervento conservativo interessò la staticità dell'edificio, nel 1994 fu aggiunto l'altare ligneo rivolto all'assemblea per l'adeguamento liturgico postconciliare e nel 1999 venne ripristinata la coloritura interna.
- 1795-1818
- Costruzione dell'edificio, ricordata dall'iscrizione sopra il portale d'ingresso.
- 1867
- Consacrazione dell'intero bene da parte di papa Pio IX.
- 1951
- Ritocco dei dipinti murali nel nucleo centrale.
- 1986
- Intervento conservativo sull'intero bene, con attenzione alla staticità dell'edificio.
- 1994
- Adeguamento liturgico con aggiunta dell'altare ligneo rivolto all'assemblea.
Una facciata neoclassica nel tessuto del borgo
La facciata è di stampo neoclassico, rivolta a oriente e parzialmente nascosta dalla mole preesistente del granaio Theodoli del XVII secolo. La sua presenza non è isolata, ma dialoga con il costruito storico del borgo e con la stratificazione degli edifici civili e religiosi circostanti.
La fronte è divisa in due registri da una cornice marcapiano. Entrambi sono scanditi da lesene; in basso si apre il portale maggiore, sormontato da una modanatura semicircolare, mentre a sinistra si trova un ingresso secondario. Nel registro superiore si apre un'ampia finestra rettangolare; in alto, il timpano triangolare chiude la composizione.
La lapide sopra il portale conserva la memoria pubblica della costruzione e della consacrazione: ricorda la dedicazione alla Madre di Dio assunta in cielo, l'anno 1795, l'edificazione con offerte raccolte e la consacrazione del 1867. Accanto alla parrocchiale si innalza il campanile a base quadrata, con cella aperta da monofore e copertura a quattro falde.
Lo spazio interno: navate, volte e presbiterio
All'interno, la chiesa adotta un impianto basilicale a tre navate senza transetto. Le navate sono separate da archi a tutto sesto che poggiano su pilastri quadrangolari; il catino absidale è separato dalla navata centrale da un ulteriore arco a tutto sesto.
Lesene piatte con capitelli ionici arricchiscono la decorazione dei pilastri e accompagnano la cornice modanata su cui si impostano le coperture. La navata centrale è coperta da una volta a botte, con finestre inserite nelle vele; le navate laterali presentano coperture voltate e, nelle ultime campate, piccole cupole.
Il pavimento della navata centrale è in marmo. Nel coro, nella zona absidale e nella volta centrale si conservano dipinti murali a tempera. In controfacciata si trova la cantoria, dove è collocato l'organo.
- Pianta
- Tre navate senza transetto, conclusione con catino absidale.
- Pavimenti
- Navata centrale in marmo.
- Coperture
- Volta a botte nella navata centrale, volte nelle laterali e piccole cupole nelle ultime campate.
- Impianto strutturale
- Muratura continua con volte, solai di forma articolata e copertura a falde.
- Strutture
- Pareti in muratura continua e aula coperta da volta in muratura.
La pala, gli affreschi e gli arredi
La pala dell'Assunzione della Vergine con donatore è uno dei nuclei artistici più rilevanti della chiesa. Si tratta di un grande olio su tela della fine del Cinquecento, attribuito a Giovanni Battista Ricci detto il Novara, pittore tardomanierista a lungo attivo a Roma.
La composizione unisce racconto teologico e partecipazione devozionale: al centro compare il sarcofago vuoto, intorno gli apostoli, in alto la Vergine che sale al cielo circondata dagli angeli. In basso, il volto del giovane donatore introduce lo spettatore dentro la scena. Una tela dell'Assunta attribuita allo stesso autore, molto vicina a quella di Ciciliano, è conservata a Roma nella chiesa di San Lorenzo in Miranda.
Gli affreschi della volta e dell'abside furono realizzati nel 1867 e poi ridipinti nel 1951, in occasione dei restauri collegati all'Anno Santo 1950, da Igino Cupelloni, pittore e restauratore presso i Musei Vaticani. A lui si devono anche le tele di Sant'Antonio abate, San Giovanni Battista e del Sacro Cuore nella navata destra; nei primi anni Novanta lo stesso Cupelloni intervenne nuovamente su alcune opere.
Di particolare pregio sono il fonte battesimale e la coeva acquasantiera in marmo rosa, entrambi del XVI secolo e provenienti dalla precedente parrocchiale. Del XVII secolo è il paliotto d'altare con cornice in serpentino, fondo in alabastro e tondo centrale in marmo nero con croce raggiata in marmo giallo, probabilmente proveniente da una chiesa romana.
L'organo e la cantoria
La controfacciata ospita la cantoria con l'organo, costruito da Inzoli Cav. Pacifico e Figli. Lo strumento non nasce per questa chiesa: fu trasferito nel 1940 dalla chiesa di Sant'Agnese in Agone, in piazza Navona a Roma.
L'inaugurazione a Ciciliano avvenne il 6 maggio 1940, data ricordata dalla targa posta a sinistra della consolle. Anche questo passaggio racconta il modo in cui la parrocchiale ha assorbito nel tempo elementi provenienti da contesti diversi, integrandoli nella propria identità.
Il territorio: da Trebula al borgo medievale
La chiesa parla anche del territorio che la circonda. Ciciliano sorge su un colle intermedio tra i dorsi del Guadagnolo e del Serrone di Saracinesco, a circa 49 chilometri da Roma, affacciato sulle valli del Fiumicino e dell'Empolitana.
L'insediamento umano è documentato già tra VIII e VII secolo a.C., con resti di vasellame dell'età del ferro rinvenuti presso il passo della Fortuna. Per lungo tempo l'antica Trebula Suffenas fu collocata sul colle dell'attuale paese; oggi viene localizzata più verosimilmente a sud-ovest del passo della Fortuna, nella zona detta Ospedale San Giovanni.
Secondo Filippo Coarelli, sulla sommità del colle sarebbe stato situato l'oppidum fortificato, mentre il pagus principale dei suffenates si trovava più in basso. Il nome Ciciliano viene generalmente ricondotto a un possesso della gens Caecilia, un fundus Caecilianus o Caecilianum, pur esistendo ipotesi antiche legate a Sicilion o Siciletum.
Dopo la distruzione saracena del X secolo, il centro fu ricostruito dai benedettini del monastero sublacense. Nel Medioevo e nell'età moderna il feudo passò tra Santa Sede, monastero di Subiaco e famiglia Colonna; nel 1572 venne acquistato da monsignor Gerolamo Theodoli. Il borgo conserva nel Castello Theodoli, nella chiesa della Palla, in Santa Liberata e nella parrocchiale dell'Assunta un sistema di luoghi che rende leggibile la sua storia.
Visitare la parrocchia
L'accesso avviene dal portone principale in Corso Umberto I, 8. Non sono previsti costi per l'ingresso e la chiesa è aperta in orario diurno.
Per conoscere gli orari delle funzioni religiose è consigliabile rivolgersi direttamente alla parrocchia. La visita può essere letta come tappa di un percorso più ampio nel centro storico, tra il castello, la piazza, le chiese minori e gli affacci sulle valli circostanti.
